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venerdì 17 febbraio 2012

A Rischio Laboratorio dell'ISPESL

Lunedì scorso si avuta notizia che la direzione generale dell’INAIL intenderebbe sopprimere due dipartimenti dell'ISPESL – DIPIA (Impatto Ambientale) e DIL (igiene del Lavoro), compresa l’Unità Funzionale con Laboratorio del DIPIA.

Tale proposta sarebbe stato presentata ai sindacati appunto lunedì scorso, 13 febbraio, e avverrebbe nell’ambito del riordino previsto del direttore generale dell'INAIL - adottato in carenza dei decreti di cui ai commi 4, 5bis e 13, del d.l. 78/2010, rispettivamente per il trasferimento del personale ISPESL all'INAIL, per la nomina di un direttore generale dell'ISPESL con personalità scientifica, per la riforma statutaria dell'INAIL.

Si osserva che i due dipartimenti dell'ISPESL – DIPIA (Impatto Ambientale) e DIL (igiene del Lavoro) –sono quelli che firmarono l'Addendum al documento congiunto ISPESL-ISS sulle problematiche delle esposizioni dei lavoratori e della popolazione ai campi elettromagnetici, che il Parlamento italiano all'unanimità indicò come riferimento scientifico per il Governo con la Mozione Vigni 13 luglio 1999 n. 1-00360 e che costitui' il "rationale" della legislazione italiana in materia (DM 381/1998, confermata con DPCM 8/7/2003, e legge 36/2001) e del limite di 6 Volt/metro per l'esposizione della popolazione al campo elettrico, che ha tutelato il Paese, con lo stesso standard di sicurezza adottato dalla Svizzera (1999) , dal Belgio (1999) e dalla Cina (2003).

Come detto, con il DIPIA scomparirebbe anche la Unità Funzionale con Laboratorio "Inquinamento Ambientale da Radiazioni e Ultrasuoni" che ispirò quell'addendum e che negli anni tra il 1996 e il 2002, quando le reti telefoniche mobili vennero costruite, garantì i controlli tecnici sui progetti di nuove installazioni da parte dell'ISPESL, come servizio alle ASL, ai sensi dell'art. 3 comma 6 DPR 619/1980.

Quei controlli divennero usuali e perciò furono recepiti anche nel nel Codice delle Comunicazioni Elettroniche (art. 86 e segg.), sebbene trasferiti alla ARPA: ma la rete era ormai costruita.
Lo standard di 6 Volt/metro, voluto e attuato con i controlli dal Laboratorio "Inquinamento Ambientale da Radiazioni e Ultrasuoni" dell'ISPESL è rimasto al centro del dibattito nazionale e internazionale: anche se le lobby legate alla industria elettrica e telefonica hanno tentato in ogni modo di eliminarlo (ancora l'11 novembre scorso il passato Governo aveva inserito una disposizione nel decreto, poi ritirata, che limitava l'applicazione dello standard ai soli luoghi chiusi), le associazione ambientaliste così come alcune organizzazioni internazionali lo hanno invece sostenuto strenuamente. Basti pensare alla Risoluzione 20 maggio 2011 del Parlamento del Consiglio d'Europa che ha approvato il Rapporto Huss che sostiene il "rationale" della norma italiana, avvertendo che occorre proteggere "gli scienziati che hanno avvertito per primi" del rischio elettromagnetico ( par. 8.5.3).

Curiosamente tra questi scienziati si può indicare proprio il prof. Livio Giuliani, che dal 1998 dirige il Laboratorio "Inquinamento Ambientale da Radiazioni e Ultrasuoni" dell'ISPESL che oggi si intenderebbe sopprimere. Un nutrito gruppo di scienziati internazionali e di associazioni hanno inviato, proprio lunedì scorso, alla dirigenza dell'INAIL (con copia al Ministero della Salute  al MInistero dell'Ambiente) una lettera di denuncia sul sospetto mobbing a cui il prof. Giuliani sarebbe sottoposto a causa delle sue posizioni cautelativa in materia di elettrosmog.

E' di vitale importanza che quella Unità Funzionale dell'ISPESL, che ha assicurato il mantenimento di adeguati standard di sicurezza in materia di radiazioni ionizzanti ed ha elaborato il sistema di protezione italiano dai campi elettromagnetici, non sia soppressa.
L'Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.) e il Centro Tutela Consumatori e Utenti che fa parte del CNCU, hanno chiesto oggi al Capo dello Stato, al Governo e al Parlamento di intervenire perché non sia soppresso un laboratorio che custodisce un importante patrimonio culturale nella valutazione del rischio fisico e che oggi svolge una ricerca di riconosciuto livello internazionale. Si pensi, infatti, che tale laboratorio ha sviluppato il brevetto congiunto ISPESL-CNR per il differenziamento cellulare mediante campo magnetico ed è leader di una ricerca finalizzata, qualificata e ammessa a contributo del Ministero della Salute con la Graduatoria 9/6/2011, alla quale collabora il più famoso Premio Nobel della Medicina, scopritore del virus dell'AIDS.
Che fine farà questa ricerca senza il laboratorio?

venerdì 20 gennaio 2012

Un’assenza rumorosa: lettera aperta di scienziati e associazioni a sostegno del Dott. Giuliani e dell'indipendenza della ricerca

             Alla notizia della recente iniziativa delle autorità sanitarie italiane sui campi elettromagnetici, qualcuno ha sollevato dei dubbi.    Il Portale Nazionale Agenti Fisici, “PAF”, consultabile all’indirizzo www.portaleagentifisici.it, permetterà di accedere a banche dati su quattro agenti fisici: rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche. Il progetto, approvato ufficialmente dal Ministero della Salute-CCM e condotto dall'INAIL, dalla ASL n.7 di Siena e dall'Azienda USL di Modena, ha l’obiettivo di supportare la valutazione del rischio e gli interventi di prevenzione in ambito occupazionale, come prevede il DLgs. 81/2008 per le aziende fino a 50 occupati.
          E’ curioso che, in merito ai campi elettromagnetici, il PAF consideri come “riferimento più autorevole”, tra le principali organizzazioni protezionistiche internazionali impegnate sui CEM, l’International Commission on Non Ionising Radiation Protection (ICNIRP). Per chi non lo sapesse, l’ICNIRP è un organismo privato, non pubblico, che è oggetto da molti anni di un’aspra controversia a livello mondiale. E’ stato fondato e presieduto da Michael Repacholi, colui che, in qualità di responsabile del progetto sui Campi Elettromagnetici dell’OMS, fece in modo che fondi dell’industria arrivassero all’ospedale australiano di Alberta, da dove poi finivano all’OMS come donazione.
          Tale organismo è largamente criticato non solo per la visione elastica di “conflitto di interessi” del suo fondatore, ma soprattutto perché è responsabile di aver promosso, deliberatamente e consapevolmente, limiti di esposizione ai campi elettromagnetici basati esclusivamente sugli effetti termici.
          Di fatto l’ICNIRP, focalizzando le sue linee guida solo sul meccanismo di riscaldamento prodotto dai campi elettromagnetici, considera gli esseri viventi, compresi gli esseri umani, come bambole di plastica riempite di proteine che rischiano solo di surriscaldarsi. In realtà, come molti scienziati indipendenti dimostrano da anni, i campi elettromagnetici, anche a livelli notevolmente inferiori ai limiti promossi dall’ICNIRP, sono in grado di produrre effetti biologici attraverso meccanismi diversi, “non termici”. Gli esseri viventi, infatti, funzionano anche elettricamente e i campi elettromagnetici interferiscono con i meccanismi biologici alla base della vita.
          Ad un occhio attento appare curioso che il portale nato per fare “prevenzione e sicurezza” non citi alcuno degli organismi internazionali che fanno presente questa grave lacuna, a cominciare dal Consiglio d’Europa che ha approvato una risoluzione il 27 maggio 2011 basata sul rapporto del deputato lussemburghese Jean Huss, che richiamava proprio la necessità di utilizzare standard di esposizione basati sulla biologia. Né il portale fa alcun riferimento alla classificazione da parte della IARC della radiofrequenza e dei campi elettromagnetici delle linee elettriche come possibili cancerogeni di classe 2B.
          Il portale di “prevenzione e sicurezza”, invece, promuove un’immagine salda e monolitica degli standard internazionali, sostenendo che “le principali organizzazioni protezionistiche internazionali hanno sviluppato un sistema di protezione dai CEM organico e ben fondato”. Non è così. Gli scienziati indipendenti del Gruppo Bioinitiative non la pensano così. Gli scienziati indipendenti dell’International Commission for Electromagnetic Safety non la pensano così. Gli scienziati indipendenti del Gruppo Seletun non la pensano così.
          La realizzazione di linee guida internazionali è frutto di un percorso politico, oltre che scientifico, e come tale risente delle forti pressioni imposte dagli interessi economici che circondano la questione dei campi elettromagnetici.       
          Alla luce di queste premesse appare quanto mai strano che uno dei più qualificati ricercatori italiani in materia di CEM, nonché portavoce di una prestigiosa organizzazione come l’ICEMS, il dott. Livio Giuliani, non sia stato coinvolto nella realizzazione del PAF, nonostante sia dirigente della ricerca proprio all’INAIL, uno dei tre enti incaricati di gestire il progetto.
          Qualcuno si chiederà come mai. Difficile dirlo. Si sa solo che si deve al dott. Giuliani l’adozione in Italia di un limite cautelativo di 6 V/m per esposizioni superiori a 4 ore, un limite che il precedente governo ha provato a svuotare di significato con la proposta di un articolo nel Decreto Sviluppo, ritirato a quanto è dato sapere oggi. Quell’articolo doveva servire chiaramente a spazzare via i limiti della legge quadro sull’elettrosmog e a spianare così la strada all’installazione di nuove antenne per la telefonia di quarta generazione per saturare definitivamente la banda disponibile.
          Curioso anche che la Direzione Generale dell'INAIL abbia tentato di impedire al Dott. Giuliani di parlare, rivestendo la sua qualifica, al Convegno che ha avuto luogo alla Biblioteca del Senato il 3 novembre 2011, per la presentazione della ricerca finalizzata, finanziata dallo stesso Ministero della Salute. La censura preventiva, giunta con un’epistola, è stata aspramente stigmatizzata da parte di più di 40 ricercatori intervenuti al convegno. Al rifiuto del Dott. Giuliani di astenersi, sembra che l’INAIL abbia reagito con la sottrazione allo stesso della direzione dell’Unità Funzionale X con un procedimento disciplinare aperto il 27 dicembre.
          Forse il dott. Giuliani non aveva le qualifiche per occuparsi di un progetto così importante come il PAF? Basta fare una rapida ricerca su Pubmed per concludere che non è così.
          Alcuni scienziati italiani e attivisti hanno deciso di denunciare con una lettera aperta le condizioni di mobbing a cui è soggetto il Dott. Giuliani sottolineando anche che l’accorpamento all'interno dell’INAIL tra ricerca e assicurazione, per la prevenzione e sicurezza del lavoro, “solleva perplessità in ordine alla tutela della libertà e autonomia della ricerca.”
          In realtà la libertà e autonomia della ricerca sarebbero possibili se venisse attuato quanto disposto dal comma 5 bis dell'art. 7 d.l. 78/2010 introdotto dall'art. 18 comma 21 del d.l. 98/2011, che prevede la nomina nell'INAIL di una personalità scientifica nella funzione di dirigente generale per l'area ISPESL, ovvero l’area di prevenzione e sicurezza.
          Secondo alcuni scienziati italiani, tra cui il Dott. Settimio Grimaldi, primo ricercatore IFT CNR Roma, il Dott. Fiorenzo Marinelli Ricercatore IGM CNR Bologna e il Dott. Morando Soffritti, Direttore Scientifico dell’Istituto Ramazzini, “il Dr. Livio Giuliani avrebbe tutte le caratteristiche per rivestire il ruolo di dirigente generale per l'area ISPESL, per quantità e qualità di pubblicazioni scientifiche, per numero di controlli tecnici effettuati, per qualità della sua proposta normativa che ha informato il sistema di protezione italiano in materia di campi elettromagnetici, ma anche, infine, per esperienza di direzione di uffici con rappresentanza istituzionale, avendo egli diretto dal 2000 dipartimenti dell'ISPESL con sede in capoluoghi di regione.”
          Forse i cittadini non hanno bisogno di essere rassicurati da operazioni di maquillage che travestono le posizioni di organismi internazionali privati, come l’ICNIRP, di un’assolutezza che non hanno, soprattutto perché l’aumento di tumori e di patologie associate ai campi elettromagnetici sono un’evidenza con cui le società moderne devono fare i conti. Diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e la più recente risoluzione del Consiglio d’Europa fanno proprio appello ad un’applicazione più concreta del principio di precauzione.
Francesca Romana Orlando

Si può scaricare la lettera inviata al Commissario Straordinario dell'INAIL a questo link: http://www.infoamica.it/wp-content/uploads/2012/01/letttera-aperta-giuliani.pdf 

sabato 20 novembre 2010

L'industria inquina per decenni in Sicilia e ancora oggi non paga

Intervista al dott. Giacinto Franco, ex primario dell'Ospedale di Augusta (SR), che ha osservato sin dall'inizio degli anni '80 un aumento notevole di patologie tumorali, soprattutto al polmone, di malformazioni e di aborti spontanei.
Nell'area di Augusta, Priolo e Melilli (denominata tristemente anche "triangolo della morte") c'è una concentrazione di impianti petrolchimici, industria chimica e dell'energia che hanno riversato nelle acque reflue e nel mare tonnellate di sostanze inquinanti, tra cui metalli pesanti come mercurio e piombo che sono elementi tipicamente responsabili delle malformazioni che si osservano negli esseri umani, ma anche nei pesci.
Una tragedia paragonabile solo a quella di Minamata, avvenuta negli '50 in Giappone, per colpa di un'industria che sversava nel mare mercurio. Nella città nipponica, però, c'è stata una grande presa di responsabilità da parte delle istituzioni e una forte sensibilizzazione dell'opinione pubblica.
Oggi il Giappone è in prima linea nella promozione di un trattato vincolante che riduca notevolmente le emissioni di mercurio nell'ambiente a cui sta lavorando il programma Ambientale delle Nazioni Unite. Il prossimo incontro dell'UNEP per dibattere sul mercurio si terrà proprio vicino a Tokyo alla fine di gennaio.
L'Italia ha molta strada da fare, soprattutto se si considera lo stretto legame tra politica e industria.
Su Wikipedia si legge che "L’Ufficio di Medicina del Lavoro di Messina ha riscontrato nelle urine dei lavoratori della ditta Coemi, società controllata dalla Fincoe S.r.l., di proprietà della famiglia Prestigiacomo, addetti all’impianto cloro-soda, concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite massimo consentito."
Erede di quella famiglia Prestigiacomo è l'attuale ministro dell'Ambiente. Come se quella zona non avesse già abbastanza problemi, la Prestigiacomo si è battuta per la realizzazione, proprio ad Augusta, di un termovalorizzatore e di un rigassificatore a Melilli, progetto poi bloccato dalla Regione Sicilia.
Nel caso Augusta, Priolo e Melilli l’Accordo di Programma Quadro, del giugno 2004 tra i Ministeri dell’Ambiente, dell’Economia e la Regione Siciliana prevedeva un costo complessivo dell’intervento di bonifica pari a 774 milioni di euro di cui 219,7 a carico delle industrie, ma oggi, a detta degli attivisti siracusani di AugustAmbiente e Decontaminazione Sicilia, la ministra starebbe predisponendo un decreto sugli “Accordi transattivi” con le industrie, fra cui quelle siciliane di Priolo e Gela, per cancellare in un sol colpo tutti i gravi disastri ambientali da esse causati.


Fonti:


mercoledì 14 luglio 2010

Perizia sulle Onde di Radio Vaticana: Aumento di Leucemie e Linfomi

Il processo decennale che vede contrapposti i cittadini che hanno avuto lutti in famiglia per leucemie e linfomi e i dirigenti di Radio Vaticana è arrivato ad una svolta decisiva. Risultano sotto inchiesta sei imputati per omicidio colposo tra gli ex vertici della radio: Roberto Tucci, Costantino Pacifici, Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco, Emilio Roberto Guarini e Pasquale Borgomeo, ormai deceduto.

Il 13 luglio 2010 Andrea Micheli, perito dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano incaricato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Zaira Secchi, di valutare da un punto scientifico il possibile legame tra le decine di morti per leucemia e le onde elettromagnetiche emesse da Radio Vaticana, ha presentato, dopo cinque anni di lavoro, le sue conclusioni.
Sono chiare: "l'esposizione alle antenne di Radio Vaticana, per importanti tempi di vita dei bambini sino ai 14 anni d'età è associata ad un eccesso di incidenza di leucemie e linfomi". Si è osservata anche una correlazione significativa delle leucemie negli adulti e, in particolare, il nesso si osserva solo per le antenne della radio della Santa Sede e non per quelle della Marina Militare che nella zona ha delle sue postazioni di Mari Tele.
La notizia è stata appresa con ottimismo dalla cittadinanza di Roma Nord, Cesano, La Storta e dintorni, che da un decennio lotta contro l'elettrosmog emesso dalla radio della Santa Sede. Il direttore della radio, padre Lombardi, ha reagito con stupore e ha annunciato che presto saranno rese note le posizioni di tutt'altro avviso scientifico dei suoi periti di parte: il professor Umberto Veronesi e la dottoressa Susanna Lagorio.
Il noto oncologo è noto per la sua negazione del nesso causale tra campi elettromagnetici e danni alla salute al punto che, infatti, non ha alcun problema a riportare tra i partner della fondazione che porta il suo nome, nella homepage del sito, aziende dell'energia (Enel, Acea), delle telecomunicazioni (Telecom), dell'informatica (Cisco System), del broadcasting (La 7).

Fonti:
Rory Cappelli, Radio Vaticana, verso la battaglia di perizie, La Repubblica.
Una perizia lega Radio Vaticana ai tumori, Il Post.

mercoledì 9 giugno 2010

Decreto Intercettazioni, Due Piccioni con una Fava

Il 10 giugno 2010 passa con la fiducia al Senato il decreto di legge che disciplina le intercettazioni telefoniche e ambientali. Quelle telefoniche non potranno durare più di 75 giorni, prorogabili di tre giorni in tre giorni con provvedimento del pm controfirmato dal giudice in caso di particolare necessità per la formazione della prova.

L'autorizzazione deve essere data da un giudice collegiale e solo per i reati gravissimi, cioé puniti con più di cinque anni di carcere, come mafia e terrorismo, sarà possibile intercettare gli indagati per 40 giorni, prorogabili di venti.

Il problema è che spesso si indaga per un crimine non grave e ci si rende conto che potrebbero configurarsi le prove di reati più gravi, ma serve tempo per dimostrarli. Il magistrato, per fare bene il suo lavoro, deve potersi "piegare" ai tempi della malavita, deve poterla inseguire senza assurde scadenze.

Sotto la falsa morale del diritto alla privacy, il governo attuale, piegando ancora una volta il Parlamento con il ricorso alla fiducia, continua nell'indebolimento dell'attività giudiziaria che segna tutta la storia politica di Forza Italia prima e del PdL oggi: complicazione delle procedure per le rogatorie, accorciamento della decadenza di termini, depenalizzazione di reati, impunibilità di alcune cariche dello Stato, ecc.
Quanto è emerso in questi ultimi mesi dalle notizie di stampa sulle intercettazioni rappresenta l'unico bagliore di verità in un panorama informativo che segue acriticamente una politica italiana che mistifica i problemi e le soluzioni.

L'agire per il bene comune imporrebbe di investire di più sulle intercettazioni per arginare criminalità organizzata e corruzione, ma il governo italiano colpisce con questo nuovo Ddl due pilastri fondamentali della democrazia: l'opinione pubblica e la giustizia.

Il decreto prevede, infatti, anche pene severissime, fino a 450.000 euro, per gli editori che violano il divieto di pubblicare notizie su intercettazioni o atti coperti da segreto prima della conclusione delle indagini. In questo caso gli stessi giornalisti rischiano fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro.

Considerando i lunghissimi tempi della giustizia, questo decreto equivale a sostenere il totale silenzio stampa su inchieste che sarebbero di primario interesse per la formazione di una libera opinione pubblica.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FSNI) ha annunciato per il 9 luglio il “giorno di silenzio” della stampa.
I cittadini che vivono nella piena legalità e non avrebbero alcun problema ad essere intercettati si ritrovano ancora una volta con le armi spuntate, senza il diritto ad una magistratura inquirente forte e ad un'informazione libera.
La domanda da porsi è:  a chi conviene veramente questo ddl?

Fonti:
Intercettazioni, la maggioranza mette la fiducia. Berlusconi: "Contro ddl solo toghe e giornali", La Repubblica
Acli. Duro giudizio sul ddl intercettazioni, Vita
Intercettazioni, le ultime modifiche al dd,l Il Giornale
Intercettazioni, sì del Senato Verdi