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mercoledì 12 settembre 2012

Sheryl Crow crede che il suo tumore cerebrale sia causato dall’uso del cellulare


 
La cantante americana Sheryl Crow, nota anche per essere stata la compagna del campione del ciclismo Lance Armostrong, ha dichiarato ospite al talk show televisivo "Katie", condotto da Katie Couric, di ritenere che il tumore benigno che l’ha colpita, un meningioma, sarebbe stato causato dall’uso frequente del cellulare, spiegando però anche che la sua ipotesi non è stata confermata da alcun medico.

La notizia ha fatto il giro del mondo e rappresenta un’occasione preziosa per osservare in che modo i media trattano una verità tanto scomoda per gli inserzionisti pubblicitari, cioè per quel settore dell’industria delle telecomunicazioni - gestori delle reti e venditori di dispositivi mobili – che rappresenta i maggiori acquirenti degli spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione.

Un articolo di Rachael Rettner su My Health News Daily, ripreso dalle notizie di Yahoo,[1] per esempio, commento la dichiarazione della Crow con l’opinione di un esperto, il Dr. Michael Schulder, vice capo del dipartimento di Chirurgia dell’Istituto di Neuroscienze Cushing nel Manhasset, N.Y., secondo il quale “Non ci sono prove conclusive che i cellulari causano tumori al cervello” e che “non ci sono ragioni di pensare che ci possa essere una causa esterna” per il meningioma della Crow.

Lo stesso articolo cita anche la posizione dell’Istituto Nazionale per il Cancro (NCI) secondo il quale i cellulari emettono un’energia a radiofrequenza che, a differenza delle radiazioni ionizzanti, non causano un danno al DNA, che è la caratteristica di base per attribuire una classificazione di cancerogenicità ad un agente ambientale.

Segue nell’articolo la citazione di due studi “rassicuranti” sui cellulari: quello danese che ha analizzato 2,9 milioni di persone che hanno usato i cellulari per almeno 11 anni e che non ha mostrato un aumento della probabilità di ammalarsi di un tipo di tumore benigno, lo schwannome vestibolare, e un altro studio del 2011 condotto sempre in Danimarca che non ha trovato alcuna correlazione tra l’insorgenza di glioma, un tumore cerebrale, e la zona del cervello maggiormente esposta al campo elettromagnetico del cellulare.

Per chi conosce la letteratura medica, in realtà, queste conclusioni sono del tutto controverse perché si tratta di studi con falle nell’impostazione della raccolta dei dati e perché sono condotti da medici con conflitti di interessi, cioè che fanno ricerca con i fondi dell’industria.

Lo stesso articolo conclude con un curioso invito: “Passate la notizia: non c’è alcuna prova conclusiva che i cellulari causino tumori cerebrali.”

Il NY Daily News[2] punta, invece, l’attenzione sul fatto che a causare il tumore, secondo la Crow, sarebbero stati i vecchi modelli di cellulari. Titola, infatti così: “Sheryl Crow ritiene che il suo tumore cerebrale benigno sia stato causato dai ‘vecchi modelli arcaici di cellulari’ ” e sottotitola che l’attrice aveva avuto già un cancro al seno nel 2006. Questa specificazione sul tumore al seno suggerisce, a mio avviso, che la Crow è tutto sommato una persona sfortunata e che, quindi, i cellulari non hanno alcuna responsabilità con l’insorgenza del suo tumore cerebrale.

Soltanto l’Huffington Post[3], un quotidiano online noto per le sue posizioni critiche e più indipendenti rispetto ai grandi media, cita l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, afferente all’Organizzazione Mondiale di Sanità, che nel maggio 2011 ha classificato la radiofrequenza, cioè il campo elettromagnetico emesso dal cellulare, come “possibile cancerogeno di classe 2B”. L’articolo spiega che fanno parte di questa classificazione il piombo, i gas di scarico, il DDT e il cloroformio e che gli studi sulla cancerogenicità dei cellulari sono controversi e non conclusivi.

E’ evidente che gli organi di stampa hanno un’enorme responsabilità nell’informare correttamente l’opinione pubblica del rischio che si corre usando i cellulari, ma esiste un conflitto di interessi “strutturale” che impone ai mezzi di comunicazione di tenere conto degli interessi degli inserzionisti, cioè di chi vende dispostivi e servizi di telecomunicazioni. D’altra parte questa stessa  industria dei cellulari finanzia la ricerca scientifica e pubblicazioni mediche tramite fondazioni che, nonostante dovrebbero essere dotate di sistemi di protezione e mascheramento per garantire l’indipendenza del lavoro dei ricercatori, di fatto però producono sempre conclusioni rassicuranti.

Una coincidenza?

Ai cittadini non resta altro che scegliere tra due opzioni: fidarsi o esercitare una sana capacità di dubitare.

mercoledì 28 marzo 2012

Rischi del cellulare in gravidanza

E' appena stato pubblicato uno studio sugli effetti dell'uso del cellulare sui nascituri. Sembra che le donne in gravidanza che usino il cellulare espongano il feto ad una radiofrequenza che può aumentare il rischio nel bambino di malattie neurocomportamentali.Il titolo dello studio è "Esposizione a Radiofrequenza nel Feto a cellulari a 800-1900 Mhz influisce sullo sviluppo neurologico e comportamentale del topo" ed è stato pubblicato su Nature.
I ricercatori hanno dimostrato che l'esposizione del feto alla radiofrequenza di un cellulare che funziona a 800–1900 Mhz causa alterazioni nello sviluppo neurologico e comportamentale che persiste nell'età adulta.
I topi esposto durante la gravidanza mostrano un danno alla memoria, sono iperattivi e hanno una diminuzione dell'ansia indicando che l'esposizione in utero alla radiofrequenza può essere una causa potenziale di problemi neurocomportamentali per la vita futura.
Questo si somma al riconosciuto rischio cancerogeno della radiofrequenza emessa dai cellulari e da altri dispositivi mobili, come ha stabilito l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), agenzia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha classificato la radiofrequenza come possibile cancerogeno di classe 2B.

Titolo originale dello studio: Aldad TS Fetal Radiofrequency Radiation Exposure From 800-1900 Mhz-Rated Cellular Telephones Affects Neurodevelopment and Behavior in Mice
Nature Scientific Reports Volume:
2, Article number: 312 doi:10.1038/srep00312

venerdì 20 gennaio 2012

Un’assenza rumorosa: lettera aperta di scienziati e associazioni a sostegno del Dott. Giuliani e dell'indipendenza della ricerca

             Alla notizia della recente iniziativa delle autorità sanitarie italiane sui campi elettromagnetici, qualcuno ha sollevato dei dubbi.    Il Portale Nazionale Agenti Fisici, “PAF”, consultabile all’indirizzo www.portaleagentifisici.it, permetterà di accedere a banche dati su quattro agenti fisici: rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche. Il progetto, approvato ufficialmente dal Ministero della Salute-CCM e condotto dall'INAIL, dalla ASL n.7 di Siena e dall'Azienda USL di Modena, ha l’obiettivo di supportare la valutazione del rischio e gli interventi di prevenzione in ambito occupazionale, come prevede il DLgs. 81/2008 per le aziende fino a 50 occupati.
          E’ curioso che, in merito ai campi elettromagnetici, il PAF consideri come “riferimento più autorevole”, tra le principali organizzazioni protezionistiche internazionali impegnate sui CEM, l’International Commission on Non Ionising Radiation Protection (ICNIRP). Per chi non lo sapesse, l’ICNIRP è un organismo privato, non pubblico, che è oggetto da molti anni di un’aspra controversia a livello mondiale. E’ stato fondato e presieduto da Michael Repacholi, colui che, in qualità di responsabile del progetto sui Campi Elettromagnetici dell’OMS, fece in modo che fondi dell’industria arrivassero all’ospedale australiano di Alberta, da dove poi finivano all’OMS come donazione.
          Tale organismo è largamente criticato non solo per la visione elastica di “conflitto di interessi” del suo fondatore, ma soprattutto perché è responsabile di aver promosso, deliberatamente e consapevolmente, limiti di esposizione ai campi elettromagnetici basati esclusivamente sugli effetti termici.
          Di fatto l’ICNIRP, focalizzando le sue linee guida solo sul meccanismo di riscaldamento prodotto dai campi elettromagnetici, considera gli esseri viventi, compresi gli esseri umani, come bambole di plastica riempite di proteine che rischiano solo di surriscaldarsi. In realtà, come molti scienziati indipendenti dimostrano da anni, i campi elettromagnetici, anche a livelli notevolmente inferiori ai limiti promossi dall’ICNIRP, sono in grado di produrre effetti biologici attraverso meccanismi diversi, “non termici”. Gli esseri viventi, infatti, funzionano anche elettricamente e i campi elettromagnetici interferiscono con i meccanismi biologici alla base della vita.
          Ad un occhio attento appare curioso che il portale nato per fare “prevenzione e sicurezza” non citi alcuno degli organismi internazionali che fanno presente questa grave lacuna, a cominciare dal Consiglio d’Europa che ha approvato una risoluzione il 27 maggio 2011 basata sul rapporto del deputato lussemburghese Jean Huss, che richiamava proprio la necessità di utilizzare standard di esposizione basati sulla biologia. Né il portale fa alcun riferimento alla classificazione da parte della IARC della radiofrequenza e dei campi elettromagnetici delle linee elettriche come possibili cancerogeni di classe 2B.
          Il portale di “prevenzione e sicurezza”, invece, promuove un’immagine salda e monolitica degli standard internazionali, sostenendo che “le principali organizzazioni protezionistiche internazionali hanno sviluppato un sistema di protezione dai CEM organico e ben fondato”. Non è così. Gli scienziati indipendenti del Gruppo Bioinitiative non la pensano così. Gli scienziati indipendenti dell’International Commission for Electromagnetic Safety non la pensano così. Gli scienziati indipendenti del Gruppo Seletun non la pensano così.
          La realizzazione di linee guida internazionali è frutto di un percorso politico, oltre che scientifico, e come tale risente delle forti pressioni imposte dagli interessi economici che circondano la questione dei campi elettromagnetici.       
          Alla luce di queste premesse appare quanto mai strano che uno dei più qualificati ricercatori italiani in materia di CEM, nonché portavoce di una prestigiosa organizzazione come l’ICEMS, il dott. Livio Giuliani, non sia stato coinvolto nella realizzazione del PAF, nonostante sia dirigente della ricerca proprio all’INAIL, uno dei tre enti incaricati di gestire il progetto.
          Qualcuno si chiederà come mai. Difficile dirlo. Si sa solo che si deve al dott. Giuliani l’adozione in Italia di un limite cautelativo di 6 V/m per esposizioni superiori a 4 ore, un limite che il precedente governo ha provato a svuotare di significato con la proposta di un articolo nel Decreto Sviluppo, ritirato a quanto è dato sapere oggi. Quell’articolo doveva servire chiaramente a spazzare via i limiti della legge quadro sull’elettrosmog e a spianare così la strada all’installazione di nuove antenne per la telefonia di quarta generazione per saturare definitivamente la banda disponibile.
          Curioso anche che la Direzione Generale dell'INAIL abbia tentato di impedire al Dott. Giuliani di parlare, rivestendo la sua qualifica, al Convegno che ha avuto luogo alla Biblioteca del Senato il 3 novembre 2011, per la presentazione della ricerca finalizzata, finanziata dallo stesso Ministero della Salute. La censura preventiva, giunta con un’epistola, è stata aspramente stigmatizzata da parte di più di 40 ricercatori intervenuti al convegno. Al rifiuto del Dott. Giuliani di astenersi, sembra che l’INAIL abbia reagito con la sottrazione allo stesso della direzione dell’Unità Funzionale X con un procedimento disciplinare aperto il 27 dicembre.
          Forse il dott. Giuliani non aveva le qualifiche per occuparsi di un progetto così importante come il PAF? Basta fare una rapida ricerca su Pubmed per concludere che non è così.
          Alcuni scienziati italiani e attivisti hanno deciso di denunciare con una lettera aperta le condizioni di mobbing a cui è soggetto il Dott. Giuliani sottolineando anche che l’accorpamento all'interno dell’INAIL tra ricerca e assicurazione, per la prevenzione e sicurezza del lavoro, “solleva perplessità in ordine alla tutela della libertà e autonomia della ricerca.”
          In realtà la libertà e autonomia della ricerca sarebbero possibili se venisse attuato quanto disposto dal comma 5 bis dell'art. 7 d.l. 78/2010 introdotto dall'art. 18 comma 21 del d.l. 98/2011, che prevede la nomina nell'INAIL di una personalità scientifica nella funzione di dirigente generale per l'area ISPESL, ovvero l’area di prevenzione e sicurezza.
          Secondo alcuni scienziati italiani, tra cui il Dott. Settimio Grimaldi, primo ricercatore IFT CNR Roma, il Dott. Fiorenzo Marinelli Ricercatore IGM CNR Bologna e il Dott. Morando Soffritti, Direttore Scientifico dell’Istituto Ramazzini, “il Dr. Livio Giuliani avrebbe tutte le caratteristiche per rivestire il ruolo di dirigente generale per l'area ISPESL, per quantità e qualità di pubblicazioni scientifiche, per numero di controlli tecnici effettuati, per qualità della sua proposta normativa che ha informato il sistema di protezione italiano in materia di campi elettromagnetici, ma anche, infine, per esperienza di direzione di uffici con rappresentanza istituzionale, avendo egli diretto dal 2000 dipartimenti dell'ISPESL con sede in capoluoghi di regione.”
          Forse i cittadini non hanno bisogno di essere rassicurati da operazioni di maquillage che travestono le posizioni di organismi internazionali privati, come l’ICNIRP, di un’assolutezza che non hanno, soprattutto perché l’aumento di tumori e di patologie associate ai campi elettromagnetici sono un’evidenza con cui le società moderne devono fare i conti. Diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e la più recente risoluzione del Consiglio d’Europa fanno proprio appello ad un’applicazione più concreta del principio di precauzione.
Francesca Romana Orlando

Si può scaricare la lettera inviata al Commissario Straordinario dell'INAIL a questo link: http://www.infoamica.it/wp-content/uploads/2012/01/letttera-aperta-giuliani.pdf 

martedì 22 novembre 2011

Campi elettromagnetici e salute: scienziati troppo “vicini” all’industria?

Francesca Romana Orlando

Il 16 e 17 novembre si è tenuta a Bruxelles la “Conferenza Scientifica Internazionale del 2011 su Campi Elettromagnetici e Salute” organizzata dal Comitato Scientifico Sui Rischi Emergenti e Recentemente Identificati (SCENIHR), un ente consultivo della Commissione Europea.

L’obiettivo della conferenza era quello di fare il punto della situazione sulle conoscenze scientifiche sui possibili rischi per la salute derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici. Si tratta di un lavoro di aggiornamento previsto dalla Raccomandazione 1999/519/EC del Consiglio dell’Unione Europa e che servirà alla Commissione per stabilire le strategie future su questo tipo di minaccia ambientale.(1)

La pericolosità dei campi elettromagnetici rappresenta una priorità per i cittadini europei. Lo ha dimostrato il sondaggio di Eurobarometer del 2010: due terzi dei cittadini intervistati, infatti, ha dichiarato di ritenere che la propria salute risente dei campi elettromagnetici delle linee dell’alta tensione, dei cellulari e dei ripetitori della telefonia mobile. (2) Gli scienziati, però, non sono tutti concordi sui rischi dell’elettrosmog.

L’International Electro-Magnetic Fields Alliance (IEMFA) ha scritto una lettera al Commissario Europeo per la Salute e le Politiche per i Consumatori, John Dalli per chiedere pluralismo e trasparenza nella valutazione dei rischi legati ai campi elettromagnetici. (3) La lettera è stata sottoscritta da oltre trecento associazioni ambientaliste e da decine di scienziati - tra cui in Italia dal dott. Livio Giuliani, portavoce dell’International Commission for Electromagnetic Safety e del dott. Ernesto Burgio, coordinatore del Comitato Scientifico di ISDE-Medici per l’Ambiente. Si è tenuta anche una protesta di associazioni davanti allo Charlemagne building, sede della conferenza per chiedere l’applicazione del principio di precauzione e per contestare la scelta dei relatori.

Tra i membri del comitato scientifico che ha selezionato i relatori c’è, per esempio, Mats-Olof Mattsson, dell’Istituto Austriaco per la Tecnologia di Seibersdorf. Nella sua dichiarazione di conflitto di interessi sul sito dello SCENIHR si legge che “l’alta qualità dell’esperienza scientifica si basa naturalmente sull’esperienza precedente e perciò avere un interesse non necessariamente significa avere un conflitto di interessi”. Nel 2009 Mats-Olof Mattsson risultava membro del comitato scientifico di TeliaSonera, azienda svedese di telecomunicazioni, nonché consulente su questioni di tossicologia ambientale per la compagnia svedese Pelagia AB, Umea, attiva nel settore del biotech e dei servizi e delle apparecchiature medicali. (4)

Altri relatori hanno ricevuto fondi per la ricerca dalla Fondazione Svizzera per la Ricerca sulle Comunicazioni Mobili (FSM), un ente no profit che fa studi sui rischi associati alle telecomunicazioni. E’ interessante osservare che tra i fondatori e finanziatori della FSM ci sono tre importanti compagnie di telecomunicazioni: Orange, Sunrise e Swisscom. Il sito della fondazione assicura che “le decisioni sulla gestione dei fondi sono prese dal Comitato Scientifico indipendentemente dagli sponsor della fondazione e sulla sola base della qualità scientifica delle proposte”.(5)

Martin Röösli dell’Università di Basilea e Joachim Schüz dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (nel comitato scientifico della conferenza), hanno ricevuto fondi dalla FMS per CEFALO, un famoso studio sulla possibile correlazione tra uso del cellulare e tumore alla testa nei bambini e negli adolescenti. Sebbene lo studio non abbia scoperto alcun nesso, alcuni critici hanno osservato che la selezione del campione dei soggetti non esposti non teneva conto dell’uso dei cordless. Anche i telefoni senza fili possono avere, infatti, effetti analoghi a quelli dei cellulari. CEFALO, inoltre, definiva “utenti regolari di cellulari” i ragazzi che lo avevano usato almeno una volta a settimana negli ultimi sei mesi. Se si considera il tempo reale in cui gli adolescenti stanno al cellulare, è facile comprendere come i risultati rassicuranti di questo studio possano essere riletti alla luce di una classificazione più realistica di “utente regolare”. In realtà, secondo alcuni scienziati i dati di CEFALO indicano un aumento del rischio di cancro correlato all’inizio precoce dell’uso del cellulare e al suo intenso uso. (6)

Nel comitato scientifico della Conferenza, presieduto dall’italiano Paolo Ravazzani del CNR di Milano, c’è Emilie Van Deventer, responsabile del progetto campi elettromagnetici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Van Deventer ha ricevuto finanziamenti dal Mobile Telecommunications and Health Research (MTHR) (7), di cui è membro del comitato direttivo. Sul sito di una pubblicazione si legge che alla MTHR “vengono forniti fondi unitamente dal governo del Regno Unito e dall’industria dei cellulari attraverso un sistema di mascheramento per assicurare l’indipendenza della ricerca”.(8) Come ha svelato una famosa inchiesta della BBC un analogo sistema di “mascheramento” ha guidato e guida da anni i lavori dell’OMS sui campi elettromagnetici che sono largamente finanziati dall’industria.(9a, 9b, 9c)

A Bruxelles sono stati chiamati come relatori alla conferenza anche Peter Achermann dell’Università di Zurigo, che è Vice Presidente della Fondazione per la Ricerca sulle Tecnologie Informatiche nella Società con sede a Zurigo.(10) Si tratta di un altro ente no profit che ha come obiettivo la ricerca sulla sicurezza e sui rischi connessi all’energia elettrica e alle telecomunicazioni. Tra i finanziatori indicati sul sito: Alcatel-Lucent, Cisco Systems, Ericsson, GSM Association, Intel Corp., Mitsubishi Electric, Motorola, Nokia, Panasonic, Philips, Samsung, Sunrise, Vodafone. Tanto per citarne alcune.

Fa parte del comitato direttivo della stessa fondazione un altro relatore: Niels Kuster,(11) che ha ricevuto fondi per la ricerca (12), così come li ha ricevuti dalla FMS (13). Curiosamente l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro era consapevole dei legami di Kuster con l’industria perché gli aveva concesso di partecipare a Lione, all’incontro di Maggio sulla valutazione del rischio cancerogeno della radiofrequenza, solo come osservatore senza diritto di voto.

Un altro dei relatori, Anssi Auvinen, ha ricevuto fondi per lo studio finlandese COSMOS dall’Agenzia Nazionale per la Tecnologia. Questa riceve contributi da diversi operatori, come TeliaSonera ed Elisa e da Nokia. Lo stesso Auvinen fu il primo ricercatore della parte finlandese di Interphone, il famoso studio sui cellulari e i tumori alla testa, sostenuto da un programma europeo che riceveva fondi da due organizzazioni industriali, il Mobile Manufacturers Forum e l’Associazione GSM, sempre con sistemi di sbarramento e protezione per evitare influenze degli sponsor sull’esito della ricerca.(14)

Curiosamente anche una grossa fetta della ricerca Interphone è stata criticata per non aver distinto in fase di progettazione gli utenti di telefoni cordless dal gruppo dei soggetti non esposti e per non aver considerato il lato della testa esposta al cellulare. Da alcuni studi sembra, infatti, che ci sia proprio un aumento di tumori ipsilaterali, cioè dalla parte della testa dove si è tenuto il cellulare.

Leeka Kheifets dell’Università della California a Los Angeles interverrà a Bruxelles per parlare di radiofrequenze. Ricercatrice che ha ricevuto finanziamenti dal FSM, ex dipendente dell’EPRI, l’organizzazione dell’industria elettrica, è nota per la sua negazione dei rischi connessi ai campi elettromagnetici. Nel gennaio 2010 ha pubblicato una revisione di studi secondo la quale le ricerche “non indicano che i campi elettrici dovrebbero interessare” e gli studi di medicina occupazionale che riportano un aumento di cancro nei lavoratori esposti a questi campi, sarebbero “sporadici”, “incoerenti e pieni di problemi metodologici”. Addirittura conclude che “sembra che non ci siano le basi sufficienti per continuare la ricerca sui campi elettrici”. (15)

Un altro relatore chiamato a Bruxelles, James Rubin della Scuola di Medicina del King's College di Londra, è stato invitato a parlare di “sintomi auto-riportati”. Rubin ha condotto, infatti, una revisione di studi sulla Elettrosensibilità, concludendo che “non c’è prova scientifica di una correlazione tra campi elettromagnetici e disturbi alla salute”. Questo studio è stato condotto dall’Università dell’Essex con un finanziamento di 750 mila sterline da parte del Governo inglese e dell’industria delle telecomunicazioni. (16)

Molti dei relatori suddetti sono membri dell’ICNIRP, un’organizzazione no profit che ha avuto un ruolo determinante nella elaborazione degli attuali limiti internazionali per i campi elettromagnetici, riconoscendone solo i rischi dovuti all’effetto di riscaldamento (effetti termici). La ricerca, però, evidenzia ormai da oltre un decennio che i campi elettromagnetici, a livelli notevolmente più bassi degli standard di legge attuali, sono in grado di produrre effetti biologici non dovuti al riscaldamento (effetti non-termici), ma ad un’interferenza con la vitalità cellulare e l’attività biomolecolare. Gruppi indipendenti di scienziati, come Bioinitiative o l’International Commission for Electromagnetic Safety (ICEMS) lo denunciano da anni, ma nessuno di loro è stato invitato alla conferenza del 16 novembre. Sembra proprio che a Bruxelles manchino ricercatori con punti di vista meno rassicuranti, come per esempio i ricercatori che considerano l’Elettrosensibilità una vera e propria patologia neurologica o quelli che credono in una correlazione significativa tra l’uso massiccio del cellulare e alcuni tipi di tumori alla testa.

Una revisione di studi di Henri Lai di qualche anno fa ha scoperto che tra gli studi finanziati dall’industria, il 28% trova degli effetti biologici dei campi elettromagnetici mentre il 71% non ne trovano. Nel caso di studi con finanziamenti indipendenti o pubblici, quelli che trovano effetti sono il 67% e quelli che non li trovano sono solo il 33%. Forse i tanti sistemi di mascheramento della fonte del finanziamento non sono così efficaci?

Il Parlamento Europeo si è detto favorevole ad abbassare i limiti di esposizione e a tutelare i soggetti con Elettrosensibilità in diverse risoluzioni. La più importante è quella del 4 settembre 2008 sulla “revisione di medio termine del Piano Europeo di Azione per l’Ambiente e la Salute 2004-2010” che invitava i paesi membri dell’Unione Europea ad intraprendere strategie di protezione del rischio ambientale proprio in considerazione dell’aumento del numero di casi di Elettrosensibilità. Sembra che all’interno delle istituzioni europee intervengano forze diverse.

Lo stesso Consiglio d’Europa, che non è un’istituzione dell’Unione Europea, ma unisce 47 paesi del continente, ha approvato il 23 maggio scorso una risoluzione volta ad abbassare i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche e a porre maggiore cautela verso i bambini, i nascituri e gli elettrosensibili.

NOTE

(1) http://ec.europa.eu/health/electromagnetic_fields/events/ev_20111116_en.htm
(2) http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_347_en.pdf

(3) http://international-emf-alliance.org/images/pdf/Open%20letter%20to%20Commissioner%20DALLI.pdf

(4) http://ec.europa.eu/health/ph_risk/committees/04_scenihr/docs/doi_scenihrwg_mattsson_en.pdf

(5) http://www.mobile-research.ethz.ch/english/index_e.htm

(6) http://www.emfacts.com/2011/10/scientists-manipulated-research-on-brain-tumour-risk-for-children-part-1/

(7) http://www.mthr.org.uk/members

(8) http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/bem.20716/abstract; http://www1.itis.ethz.ch/mv/downloads/DAY3/3E-Challis-s.pdf

(9) Inchiesta della BBC sul progetto dei campi elettromagnetici dell’OMS: Parte 1) http://www.youtube.com/watch?v=IuNaDj6VLHw&feature=BFa&list=PL5F48C15846941783&lf=mh_lolz; Parte 2) http://www.youtube.com/watch?v=aGplfEnWptk&feature=BFa&list=PL5F48C15846941783&lf=mh_lolz; Parte 3) http://www.youtube.com/watch?v=-VqnPtq4GbU&feature=BFa&list=PL5F48C15846941783&lf=mh_lolz

(10) http://www.itis.ethz.ch/who-we-are/foundation-board/executive-board/

(11) http://www.itis.ethz.ch/who-we-are/foundation-board/executive-board/

(12) http://www.itis.ethz.ch/who-we-are/funding/

(13) http://www.mobile-research.ethz.ch/english/personen_e.htm

(14) http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/bem.20716/abstract

(15) Leeka Kheifets, David Renew, Glenn Sias, John Swanson, Extremely low frequency electric fields and cancer: Assessing the evidence, Bioelectromagnetics, pubblicato online il 31 Luglio 2009:

(16) http://www.telegraph.co.uk/science/science-news/3343758/Experts-put-a-health-warning-on-electrical-allergy-advice.html

martedì 29 marzo 2011

La IARC consente ai rappresentanti dell'industria di partecipare agli incontri di valutazione della cancerogenicità dei cellulari

L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha invitato tre esperti che lavorano per l'industria a sedere al tavolo di lavoro sulla valutazione del rischio di cancro associato all'esposizione ai dispositivi senza fili e alla radiofrequenza/micro-onde che durerà una settimana. Parteciperanno rappresentanti della CTIA - Associazione per le Comunicazioni Senza Fili, il Mobile Manufacturers Forum (MMF) e la GSM Association. L'incontro si terrà a Lione, in Francia, dal 24 al 31 maggio.

Due di questi tre, cioé Joe Elder del Mobile Manufacturers Forum (MMF) e Mays Swicord della CTIA  lavoravano per il gruppo di ricerca in Florida sulla radiazione da radiofrequenza e micro-onde della Motorola. Jack Rowley sarà presente come rappresentante dell'associazione commerciale GSM, che unisce le aziende che lavorano nella telefonia mobile. Gli altri unici osservatori esterni ammessi all'incontro saranno Claire Marrant del Centro francese Léon Bérard Centre e Robert Nuttall della Canadian Cancer Society.

Alla fine dell'incontro, i partecipanti invitati dalla IARC decideranno se la radiazione da radiofrequenza/micro-onde dovranno essere considerate possibili o proabili cancerogeni per l'uomo o se non ci sono sufficienti evidenze per raggiungere una conclusione. E' inverosimile che la radiazione da radiofrequenza/micro-onde saranno classificate come noto cancerogeno oppure come completamente sicuro dal rischio di tumori, le altre due classificazioni della IARC. Il gruppo di lavoro della IARC pubblicherà successivamente una monografia per spiegare le basi della sua decisione.

Le monografie della IARC sono considerate un punto di riferimento di eccellenza per determinare se una certa sostanza chimica o un agente fisico possa portare o meno al cancro. La decisione della IARC decision sulla radiazione da radiofrequenza/micro-ond determinerà verosimilmente la percezione ufficiale del rischio derivante dai cellulari per gli anni a venire.

Il gruppo di lavoro ufficiale della IARC sarà composto da 31 membri invitati da 13 paesi diversi. Tra questi ci sono Anders Ahlbom dalla Svezia, Bruce Armstrong dall'Australia, Maria Blettner dalla Germania, Elisabeth Cardis dalla Spagna, Jack Siemiatycki dal Canada, tutti hanno lavorato al progetto Interphone. Joachim Schüz, un altro membro di Interphone, inoltre, fa parte della IARC ed è nella lista di attesa per partecipare all'incontro.

Otto dei 31 membri del gruppo di lavoro della IARC vengono dagli Stati Uniti, il gruppo più nutrito da un solo paese. Per leggere l'elenco completo dei membri di questo gruppo di lavoro cliccare qui. ne fanno parte rappresentativi di agenzie pubbliche internazionali.

Niels Kuster parteciperà all'incontro come "invitato speciale", la sola persona designata in questo modo. Kuster presiede la Fondazione per la Ricerca sulle Tecnologie Informatiche nella Società di Zurigo. Tale fondazione ha una lunga storia di legami con l'indutria; Motorola e Nokia sono stati determinanti nella sua creazione nel 1999.

Secondo le linee guida della IARC guidelines, gli osservatori agli incontri volti alla redazione di monografie possono solo "osservare" quello che accade e non devono "tentare di influenzare gli esiti" e non possono "fare pressioni" sui partecipanti "in qualsiasi modo". Gli osservatori non possono offrire pasti, bevande, fare inviti sociali o altri "favori" ai membri del gruppo di lavoro.

Nel 2001 la IARC ha messo insieme un gruppo di lavoro per revisionare la cencerogenicità dei campi elettromagnetici della corrente elettrica (tale monografia fu pubblicata nel 2002). Quel gruppo definì i campi elettromagnetici come "possibili cancerogeni" per gli esseri umani (MWN, J/A01, p.1). In quell'occasione non solo fu consentito all'industria di partecipare con i suoi osservatori, ma aveva dei suoi rappresentanti anche all'interno del gruppo stesso. Per l'incontro sulle linee elettriche la IARC invità rappresentanti dell'EPRI, un gruppo di ricerca dell'industria elettrica ed Exponent una società di consulenze. Alcuni membri di quel gruppo si ritrovano oggi nel gruppo di lavoro sulla radiazione da radiofrequenza/micro-onde, tra cui Carl Blackman, David McCormick eChris Portier, tutti dagli Stati Uniti, così come Jukka Juutilainen dalla Finlandia, Meike Mevissen della Svizzera e Joachim Schüz dalla Germania.

La rivista Microwave News ha chiesto di partecipare come osservatore all'incontro sulla radiofrequenza/micro-onde, ma la richiesta è stata rifiutata perché secondo la IARC "la presenza di giornalisti e reporter durante gli incontri della IARC per la realizzazione di monografie potrebbe disturbare l'atmosfera di libera e aperta discussione tra scienziati." (la IARC rifiutò la partecipazione a Microwave News all'incontro sui campi elettromagnetici della corrente elettrica dieci anni fa.)

All'inizio di marzo 2011, quando si è saputo che la IARC avrebbe consentito l'accesso a rappresenti dell'industria, la rivista Microwave News ha dinuovo fatto appello a Christopher Wild, direttore della IARC, affinché concedesse il permesso di partecipare. Microwave News ha definito la logica della IARC come un "trucco" per bloccare la stampa perché, abbiamo scritto: "Qualunque argomento avanzato nel corso della riunione influenzerà gli altri membri del gruppo di lavoro e dovrebbe quindi poter essere reso pubblico dopo la riunione stessa... Altrimenti alcuni argomenti non dovrebbero probabilmente essere presentati del tutto. "

"[Le regole della IARC ] non hanno fatto niente per bloccare le interazioni tra gli osservatori dell'industria e i membri del gruppo di lavoro della IARC --per esempio durante le pause caffé, i pasti, quando si beve qualcosa insieme," abbiamo scritto. Essendo in una stessa stanza gli osservatori sapranno quello che accade nella priorità del gruppo di lavoro e potranno parlare con i partecipanti durante la sessione di lavoro lunga una settimana. A che punto una chiaccherata amichevole diventa un'azione di lobby? [Noi] non lo sappiamo, ma diremmo che la linea tra le due cose è nel migliore dei casi confusa."

Microwave News ha anche scritto al Direttore Wild che:

"Quasi ogni essere umano sul pineta oggi usa o userà presto un cellulare e risentirà perciò delle decisioni prese dal gruppo di lavoro di Lione che si incontrerà a maggio. La credibiltà delle decisioni prese da questo gruppo verranno sicuramente messe in discussione quando le persone scopriranno che l'industria è stata invitata agli incontri e la stampa no. E' a rischio la percezione dell'interesse che la IARC ha della salute pubblica. Il modo migliore per la IARC di guadagnarsi la fiducia del pubblico è di rendere il processo più trasparente possibile. La luce del giorno, disse circa cento anni fa un Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, è il miglior disinfestante.

Anche questa seconda richiesta è stata rifiutata.

Traduzione di Francesca Romana Orlando
Fonte: Copyright Microwave News 2011. All Rights Reserved.

Pubblicato con il permesso di Microwave News http://www.microwavenews.com/IARC.RF.html

martedì 22 febbraio 2011

I leader della ricerca sui cellulari all’OMS chiedono urgentemente misure di precauzione per l’uso dei cellulari

Lo scorso 17 febbraio due autrici principali dello studio Interphone dell’OMS, Elisabeth Cardis, ricercatrice del Centro per la Ricerca in Epidemiologia Ambientale di Barcellona e la dott.ssa Siegal Sadetzki, dell’Istituto di Epidemiologia e Salute Pubblica Gertner di Tel-Aviv hanno pubblicato un editoriale che mette in guardia dai possibili rischi legati all'uso dei cellulari.


Si ricorda che i risultati di Interphone, la più vasta indagine sui rischi legati ai cellulari, sono stati pubblicati lo scorso 27 gennaio sul Journal Occupational and Environmental Medicine e hanno suscitato non poche polemiche, non solo per l'interpretazione dei dati ma anche per i conflitti di interessi che questo studio coinvolgeva, con un finanziamento di oltre il 30% da parte dell'industria delle telecomunicazioni.

Le due ricercatrici ritengono oggi che sia necessario fare un uso cauto del cellulare in attesa di ulteriori ricerche sull'argomento.

In particolare hanno scritto che la ricerca sulla radiazione da cellulare ha analizzato persone che non avevano usato molto il cellulare.

In particolare, nello studio Interphone dell’OMS, iniziato nel 2000 e finito nel 2004, veniva considerato un “utente medio” chi aveva usato il cellulare per circa 100 in tutta la vita, pari a circa 2 fino a 2 ore e mezzo al mese.

Interphone definiva come “esposto” alla radiazione del cellulare anche chi lo usava “almeno una volta alla settimana per almeno 6 mesi”, cioé un tempo irrisorio. L’utente medio era chi lo usava da meno di 2 minuti a 4-5 minuti al giorno e, nel gruppo più esposto, c'era chi lo usava 27 minuti al giorno, un tempo comunque limitato se si considera l’uso intensivo che ne viene fatto oggi soprattutto da chi usa il cellulare per motivi di lavoro.

Interphone è stato criticato sia per questi criteri di selezione degli utilizzatori, sia per la scarsa considerazione dei dati che vedevano gli utilizzatori "pesanti" presentare un aumento del 50 % del rischio di sviluppare tumori maligni dalla stessa parte della testa dove tenevano il loro cellulare (detti tumori ipsilaterali).

Un altro aspetto debole di Interphone riguarderebbe il rifiuto, da parte di un numero consistente dei soggetti non utilizzatori di cellulari inizialmente selezionati, di partecipare allo studio perchè meno interessati alle finalità della ricerca rispetto agli utilizzatori abituali.

Le due ricercatrici, Sadetzki e Cardis, nel loro editoriale di febbraio, ritengono che non sia possibile valutare l’ampiezza e l’orientamento di possibili mistificazioni dei risultati dello studio Interphone e stimare, così, tutti gli effetti dei cellulari sul rischio di tumori alla testa. Ritengono, infatti, come anche altri scienziati (per esempio gli autori del rapporto Cellulari e Tumori alla Testa: 15 ragioni per la preoccupazione, la scienza, lo sviluppo e la verità dietro lo studio Interphone, pubblicato nel 2009 dall’International EMF Collaborative) che la direzione globale della ricerca fino ad oggi sia preoccupante.Secondo il prof. Angelo Gino Levis, professore di Mutagenesi Ambientale esperto di campi elettromagnetici, bisogna anche considearre che meno del 5% dei soggetti esaminati da Interphone aveva maturato almeno 10 anni di latenza o di uso continuato dei cellulari, un periodo che si ritiene minimo visto che molte sostanze tossiche impiegno dai 10 ai 30 anni per mostrare il loro potenziale cancerogeno.


“Mentre si attende la conferma o smentita di questi risultati da parte di ulteriori ricerche, le indicazioni preliminari indicano che l’aumento del rischio di tumori alla testa in coloro che lo usano intensamente e per lungo tempo rappresenti motivo di preoccupazione”, concludono Cardis e Sadetzki. “Ci sono oggi circa più di 4 miliardi di persone, compresi bambini, che usano i cellulari. Persino un piccolo rischio a livello individuale produrre un conseguente numero di tumori e diventare un importante problema di salute pubblica. Delle misure semplici e a basso costo, come preferire gli sms e il viva voce, potrebbero ridurre sostanzialmente l’esposizione del cervello alla radiazione del cellulare. Fino a quando non ci sarà, dunque, una risposta definitive, si consiglia l’adoazione dell’uso di queste precauzioni soprattutto nella popolazione giovane”.



Il prof. Levis, in una recente lettera al Ministro della Salute, ha anche apprfondito il fatto che il protocollo Interphone considerava gli utilizzatori di cordless come soggetti non esposti, mentre è documentato che la radiazione emessa dal cordless, soprattutto quando questo viene usato a distanza dalla base sulla quale è inserito quando è a riposo, può superare in intensità quella di un cellulare, tant’è vero che lo scienziato svedese Lennard Hardell ha documentato un aumento rilevante – fino a più del raddoppio – del rischio di meningiomi e di tumori al nervo acustico (neurinomi) proprio negli utilizzatori di soli cordless.

Lo stesso Hardell aveva documentato nel 2007 un raddoppio del rischio di gliomi cerebrali e di neurinomi del nervo acustico tra gli utilizzatori a lungo termine (almeno 10 anni) di telefoni cellulari o cordless. Questo risultato era stato convalidato nello stesso anno dall’Associazione Italiana degli Oncologi Medici a pag. 10 del volume sulle “Linee guida sulle neoplasie cerebrali”, con la raccomandazione di “usare cautela nell’uso di telefoni mobili”.

Fonte: Washington, DC (Vocus/PRWEB) http://www.prweb.com/releases/prweb2011/2/prweb8144389.htm

venerdì 31 dicembre 2010

Se la mamma usa il cellulare, ci sono rischi per i nascituri? Uno studio danese ipotizza di si.

Uno studio danese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health è giunto alla conclusione che le donne in gravidanza che utilizzano regolarmente i telefoni cellulari presentano un maggiore rischio di partorire bambini con problemi comportamentali.

I ricercatori avevano già studiato un primo gruppo di 13.000 madri e di loro bambini tratti dal Danish National Birth Cohort (DNBC) e successivamente sono state arrualte circa 100.000 donne che erano incinte tra il 1996 e il 2002, con l'intento di monitorare a lungo termine la salute dei loro bambini.

Alle mamme sono state chieste informazioni dettagliate sul loro stile di vita, sulla dieta e su vari fattori ambientali nel corso di quattro lunghe interviste telefoniche durante e dopo la gravidanza.

Quando i loro figli hanno raggiunto l'età di 7 anni, le mamme sono state sentite di nuovo per valutare la salute dei bambini e anche il loro comportamento sulla base di parametri convalidati. Sono stati raccolti dati anche sull'uso del telefono cellulare durante la gravidanza e da parte dei loro bambini.

In entrambi i gruppi, è stato valutato una percentuale di circa il 3% di bambini con problemi comportamentali e percentuali simili sono stati classificati con manifestazioni di comportamento anomalo.

Quelli esposti a telefoni cellulari prima della nascita avevano una probabilità maggiore del 40% di presentare problemi comportamentali, mentre quelli senza esposizione prenatale, ma con uso dei cellulari all'età di 7 anni mostravano il 20% in più di anomali comportamenti.

Gli autori dello studio sostengono che i nuovi risultati riducono la probabilità che i dati siano effetto di un risultato casuale. Lo studio ha evidenziato la necessità di ulteriori ricerche, suggerendo anche la possibilità che l'azione del campo elettromagnetico del cellulare agisca sul feto non tanto per l'effetto termico, che è stato considerato minimo per il tipo di situazione, ma per altri meccanismi non - termici che devono essere indagati.

Fonte: ScienceDaily, 7 Dicembre 2010

giovedì 28 ottobre 2010

Rischi per la salute legati ai ripetitori

I ricercatori svedesi Vini G. Khurana, Lennart Hardell, Joris Everaret, Alicja Bortkiewicz, Michael Carlberg e Mikko Ahonen hanno analizzato la crescente esposizione della popolazione alle microonde e alle radiazioni da radiofrequenza emessa dalle tecnologia di comunicazione wireless, compresi telefoni cellulari e relative stazioni di ripetizione per indagare i possibili effetti nocivi sulla salute.

Hanno analizzato tutti gli studi scientifici pubblicati su questo argomento, tramite il motore di ricerca PubMed, identificando così un totale di 10 studi epidemiologici sugli effetti dei ripetitori sulla salute. Sette di queste pubblicazioni esplorano la correlazione tra la vicinanza alle stazioni base dei ripetitori e gli effetti neuro-comportamentali, mentre altre tre pubblicazioni indagavano sugli effetti relativi al cancro.

Il gurppo di ricerca ha così scoperto che otto dei 10 studi riportano un aumento della prevalenza di aumento di sintomi neuro-comportamentali o di tumore in chi vive a meno di 500 metri dai ripetitori.

Nessuno degli studi aveva riscontrato livelli di campi elettromagnetici superiori a quelli considerati sicuri dagli standard internazionali, suggerendo così che questi standard possano essere insufficienti a tutelare la salute dei cittadini e che sia necessario abbassare i limiti di esposizione.

I ricercatori, che hanno pubblicato l'esito del loro studio sull'International Journal of Occupational and Enviromental Health (Vol 16, No 3, 2010), sono convinti che siano necessari studi epidemiologici che valutino gli effetti a lungo termine dell'esposizione a ripetitori dei cellulari, per poter avere un'urgente e più definita comprensione sul loro impatto sulla salute.

martedì 29 giugno 2010

Il Sindaco di San Francisco protegge i suoi cittadini dai cellulari


Il Consiglio Comunale di San Francisco ha approvato, con un voto di 10 ad 1, un nuovo regolamento, proposto dal Sindaco Gavin Newsom, che impone ai rivenditori di cellulari di indicare con appositi cartelli le percentuali di assorbimento di ciascun modello (SAR), con multe per i trasgressori che potrebbero arrivare fino a 300 dollari.

La SAR indica la perecentule di radiazione emessa dal cellulare e rappresenta, quindi, un'informazione essenziale per chi desidera proteggere la propria salute scegliendo modelli con la SAR inferiore.

Anche se la Federal Communications Commission degli Stati Uniti ha approvato dei limiti di esposizione che dovrebbero garantire una sicurezza agli utilizzatori di cellulari, alcuni ricercatori sostengono che le emissioni della telefonia mobile possono essere connesse ad un aumento del rischio di cancro, soprattutto al cervello.

Questa regolamentazione sulla vendita di cellulari è la prima di questo genere negli Stati Uniti. Il portavoce del Sindaco ha spiegato che non c'è alcuna intenzione di scoraggiare l'uso del cellulare con questa iniziativa, ma di voler solo dare un segno di trasparenza nei confronti dei consumatori.

La città di San Francisco si era già distinta con altre iniziative volte a proteggere la salute attraverso la tutela dell'ambiente, per esempio con il divieto dell'uso dei sacchetti in plastica per la spesa, con l'obbligatorieta del compostaggio, con la richiesta ai ristoranti di affiggere informazioni nutrizionali sui piatti serviti, ecc.

Fonti
San Francisco set to pass cell phone radiation law, BBC - http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/8744715.stm

San Francisco Mayor Expected to Sign Cell Phone Radiation Law, Environmental Leader - http://www.environmentalleader.com/2010/06/18/san-francisco-mayor-expected-to-sign-cell-phone-radiation-law/

Cell Phone Radiation Law Passed In San Francisco, The Huffington Post - http://www.huffingtonpost.com/2010/06/23/cell-phone-radiation-law-_n_622231.html

Are Cells the New Cigarettes?, The New York Times -http://www.nytimes.com/2010/06/27/opinion/27dowd.html?ref=opinion