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mercoledì 14 luglio 2010

Perizia sulle Onde di Radio Vaticana: Aumento di Leucemie e Linfomi

Il processo decennale che vede contrapposti i cittadini che hanno avuto lutti in famiglia per leucemie e linfomi e i dirigenti di Radio Vaticana è arrivato ad una svolta decisiva. Risultano sotto inchiesta sei imputati per omicidio colposo tra gli ex vertici della radio: Roberto Tucci, Costantino Pacifici, Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco, Emilio Roberto Guarini e Pasquale Borgomeo, ormai deceduto.

Il 13 luglio 2010 Andrea Micheli, perito dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano incaricato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Zaira Secchi, di valutare da un punto scientifico il possibile legame tra le decine di morti per leucemia e le onde elettromagnetiche emesse da Radio Vaticana, ha presentato, dopo cinque anni di lavoro, le sue conclusioni.
Sono chiare: "l'esposizione alle antenne di Radio Vaticana, per importanti tempi di vita dei bambini sino ai 14 anni d'età è associata ad un eccesso di incidenza di leucemie e linfomi". Si è osservata anche una correlazione significativa delle leucemie negli adulti e, in particolare, il nesso si osserva solo per le antenne della radio della Santa Sede e non per quelle della Marina Militare che nella zona ha delle sue postazioni di Mari Tele.
La notizia è stata appresa con ottimismo dalla cittadinanza di Roma Nord, Cesano, La Storta e dintorni, che da un decennio lotta contro l'elettrosmog emesso dalla radio della Santa Sede. Il direttore della radio, padre Lombardi, ha reagito con stupore e ha annunciato che presto saranno rese note le posizioni di tutt'altro avviso scientifico dei suoi periti di parte: il professor Umberto Veronesi e la dottoressa Susanna Lagorio.
Il noto oncologo è noto per la sua negazione del nesso causale tra campi elettromagnetici e danni alla salute al punto che, infatti, non ha alcun problema a riportare tra i partner della fondazione che porta il suo nome, nella homepage del sito, aziende dell'energia (Enel, Acea), delle telecomunicazioni (Telecom), dell'informatica (Cisco System), del broadcasting (La 7).

Fonti:
Rory Cappelli, Radio Vaticana, verso la battaglia di perizie, La Repubblica.
Una perizia lega Radio Vaticana ai tumori, Il Post.

mercoledì 9 giugno 2010

Decreto Intercettazioni, Due Piccioni con una Fava

Il 10 giugno 2010 passa con la fiducia al Senato il decreto di legge che disciplina le intercettazioni telefoniche e ambientali. Quelle telefoniche non potranno durare più di 75 giorni, prorogabili di tre giorni in tre giorni con provvedimento del pm controfirmato dal giudice in caso di particolare necessità per la formazione della prova.

L'autorizzazione deve essere data da un giudice collegiale e solo per i reati gravissimi, cioé puniti con più di cinque anni di carcere, come mafia e terrorismo, sarà possibile intercettare gli indagati per 40 giorni, prorogabili di venti.

Il problema è che spesso si indaga per un crimine non grave e ci si rende conto che potrebbero configurarsi le prove di reati più gravi, ma serve tempo per dimostrarli. Il magistrato, per fare bene il suo lavoro, deve potersi "piegare" ai tempi della malavita, deve poterla inseguire senza assurde scadenze.

Sotto la falsa morale del diritto alla privacy, il governo attuale, piegando ancora una volta il Parlamento con il ricorso alla fiducia, continua nell'indebolimento dell'attività giudiziaria che segna tutta la storia politica di Forza Italia prima e del PdL oggi: complicazione delle procedure per le rogatorie, accorciamento della decadenza di termini, depenalizzazione di reati, impunibilità di alcune cariche dello Stato, ecc.
Quanto è emerso in questi ultimi mesi dalle notizie di stampa sulle intercettazioni rappresenta l'unico bagliore di verità in un panorama informativo che segue acriticamente una politica italiana che mistifica i problemi e le soluzioni.

L'agire per il bene comune imporrebbe di investire di più sulle intercettazioni per arginare criminalità organizzata e corruzione, ma il governo italiano colpisce con questo nuovo Ddl due pilastri fondamentali della democrazia: l'opinione pubblica e la giustizia.

Il decreto prevede, infatti, anche pene severissime, fino a 450.000 euro, per gli editori che violano il divieto di pubblicare notizie su intercettazioni o atti coperti da segreto prima della conclusione delle indagini. In questo caso gli stessi giornalisti rischiano fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro.

Considerando i lunghissimi tempi della giustizia, questo decreto equivale a sostenere il totale silenzio stampa su inchieste che sarebbero di primario interesse per la formazione di una libera opinione pubblica.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FSNI) ha annunciato per il 9 luglio il “giorno di silenzio” della stampa.
I cittadini che vivono nella piena legalità e non avrebbero alcun problema ad essere intercettati si ritrovano ancora una volta con le armi spuntate, senza il diritto ad una magistratura inquirente forte e ad un'informazione libera.
La domanda da porsi è:  a chi conviene veramente questo ddl?

Fonti:
Intercettazioni, la maggioranza mette la fiducia. Berlusconi: "Contro ddl solo toghe e giornali", La Repubblica
Acli. Duro giudizio sul ddl intercettazioni, Vita
Intercettazioni, le ultime modifiche al dd,l Il Giornale
Intercettazioni, sì del Senato Verdi